Multicultural Art ha potuto trattare diverse tematiche dell’Europa di oggi.  Non solo quindi dell’immigrazione e delle informazioni che ogni giorno sono trapelate dai media, ma anche il disaggio sociale e fisico che vive la gioventù in Europadav

Il racconto e confronto anche di esperienze personali e familiari di tutti partecipanti che direttamente nelle loro famiglie hanno vissuto la migrazione dal nord al sud, oppure in altri paesi nel mondo, e le radici sparse in tutto il pianeta ha dato la possibilità di farsi una nuova idea sul valore stesso della migrazione. A questo si è aggiunto il racconto dei due partecipanti richiedenti asilo, che personalmente hanno raccontato del loro viaggio, durato oltre 7 mesi nel caso del ragazzo partito dal Pakistan, perlopiù a piedi e/o con trasporti di fortuna, e 2 anni nel caso del ragazzo dal Nepal, con fermate inattese in varie parti del mondo. Chi lascia la propria terra, lascia anche i propri cari più vicini, questo è il caso del nepalese che ha un bambino di due anni che non ha mai conosciuto direttamente.

Il valore dello scambio infatti è cresciuto ulteriormente grazie alla partecipazione dei ragazzi di Liverpool, accolti dalla Yellow House, che hanno voluto condividere esperienze personali e familiari particolari. La casa, dà ospitalità a giovani con lievi forme di autismo oppure giovani con percorsi familiari difficoltose. La combinazione che ne è emersa mettendo insieme esperienze di paesi nordici (Irlanda e Gran Bretagna), del Mediterraneo (Italia e Spagna) e dell’Europa centrale (la Romania) ha creato un clima unico di racconti e spazi per discutere sulle proprie ragioni, e come essere cittadini attivi.

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Inoltre, tutti i partecipanti hanno familiarizzato e conosciuto la formazione non formale che passa attraverso lo scambio del progetto Erasmus. I partecipanti hanno potuto infine creare il proprio progetto con strumenti artistici e per fini di integrazione sociale, attività che abbiamo portato direttamente in centro città  coinvolgendo la cittadinanza e i passanti.

I partecipanti hanno visto e realizzato in prima persona una attività ad effetto sociale e di integrazione, simile ad una flash mob, che li ha visto molto partecipi e entusiasti di trasmettere che hanno conosciuto e condiviso in una settimana.

Inoltre i partecipanti hanno sperimentato la trasformazione della teoria in pratica, attraverso attività all’aperto in Piazza Santo Spirito dove vi è una grande presenza di giovani residenti di Firenze, grazie a locali  e ristoranti nelle vicinanze.

Attraverso questo progetto ci aspettavamo di aumentare il livello di coinvolgimento dei giovani nelle azioni sociali e legati all’emigrazione e esclusione sociale nelle rispettive regioni in cui si svolgevano le attività e di sensibilizzare sulla partecipazione attiva dei giovani e delle organizzazioni. Obiettivo che si può ritenere perfettamente riuscito, e che addirittura potrebbe essere pensato come una best practice da condividere con altre organizzazioni e che porteremo ancora in altre città italiane.