Quando lavoriamo, trattiamo o parliamo di cose che ci appassionavano, spesso si è poco impersonali e professionali perché ci si lascia immerge nel contenuto con un alto grado di identificazione e passione. Questo succede nei progetti dove la tematica è legata ai diritti umani, all’inclusione sociale e all’uguaglianza di genere.

Ed è quanto è successo durante il Training “Rock the Gender”, un corso di formazione durato una settimana con 21 partecipanti provenienti da 9 paesi europei, e svolto a Madrid.

Siamo rimasti incantati dall’arricchimento, dalla formazione e dal dialogo costruttivo tra tutti i partecipanti: il ruolo di donne e uomini nella società, i conflitti nelle posizioni di lavoro, la percezione sociale di come si dovrebbe essere e di come si è. Gli stereotipi, i problemi che affronta chi vive una situazione di disuguaglianza legata al proprio genere e al proprio status.

Durante la settimana abbiamo analizzato, condiviso e dialogato sulle nostre realtà e conoscenze di contesti di provenienza dei singoli partecipanti ma anche del contesto europeo ed extraeuropeo nel suo complesso. Il risultato finale è stato quello di elaborare nuovi format per portare alla condivisione di nuove pratiche per combattere ogni forma di stigma sugli stereotipi, sulle discriminazioni di genere e violenza di genere. Ritenendo la violenza non solo un atto che infrange il diritto umano, ma impedisce lo sviluppo di una società, la piena realizzazione della professionalità e della crescita personale.

Video “Rock the Gender”

 

 

Gender equality in Europe: https://eige.europa.eu/publications/gender-equality-index-2019-work-life-balance

 

Il confine tra un semplice commento e un atto di violenza non è mai chiaramente distinto, tanto che la violenza di genere in Italia è aumentata negli ultimi due anni (nel 2018 sono state 142 le donne uccise in Italia). Se a questo colleghiamo anche le disparità in termini di paghe e di retribuzione per settore viene fuori un quadro sconcertante (esempio della Regione Lazio)