Brisilda

(23 anni di Firenze)

Dal 1-7 agosto 2017 si è svolto a Firenze lo scambio giovanile organizzato e coordinato da ICSE&CO. Sono stati parte del progetto 28 ragazzi provenienti dall’Inghilterra, Romania, Irlanda, Spagna e Italia. E’ stata una settimana intensa, piena di attività, in alcuni momenti molto impegnativa ma, allo stesso tempo, molto costruttiva. Per me è stata la prima volta a partecipare in uno scambio simile, ma ciò non mi ha creato nessuna difficoltà per poter vivere a pieno l’esperienza. Anzi, mi è servito per superare alcune difficoltà, come ad esempio parlare di fronte a molte persone ed esprimere liberalmente il mio pensiero. Questo scambio è riuscito pienamente nel raggiungimento degli obiettivi posti. Siamo riusciti a riflettere su molte tematiche attuali legate all’multiculturalismo e ad affrontare problemi emersi nella nostra società legati ad esso, tramite forme artistiche, come il teatro, la musica, la fotografia, il disegno ecc. Siamo stati divisi in quattro gruppi (Michelangelo, Dante, Montessori e Morricone), abbiamo creato un regolamento con alla base la tolleranza reciproca e ogni giorno le attività sono variate in base al calendario e alle tematiche scelte.  Ogni paese presentava il proprio workshop e ciò è stata come una sorpresa che ci si riservava per ogni giorno. Quello che maggiormente mi ha colpito è stato il modo in cui ragazzi provenienti da paesi  diversi, ossia culture diverse,  rispettando “le regole della tolleranza”, siano riusciti in una settimana a superare diversità, incomprensioni e trovare accordi anche in momenti di tensione. Siamo partiti dall’essere delle persone totalmente sconosciute, ad essere un gruppo collaborativo che produsse un lavoro finale al cui parteciparono tutti. E’ stata forse quella la giornata più bella della settimana, partendo dalla organizzazione e la preparazione del lavoro finale, il quale si doveva presentare in piazza, fino al dispiacersi che quella settimana ormai era volata. Essere a contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, e soprattutto avere nel gruppo anche due ragazzi rifugiati,  ha reso più  facile la comprensione del multiculturalismo come un fenomeno naturale e non una problematica. Ci si è resi conto che vendendo a contatto ravvicinato con realtà diverse dalla nostra, solo e semplicemente ascoltando e volendo conoscere più a fondo determinate storie e affrontando  tematiche legate  al fenomeno visto come problema, tutto viene visto con un occhio differente, ovviamente migliore.

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